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L’autostima come allenamento quotidiano

Progetto senza titolo (8)

Molte persone trascorrono una parte importante della propria vita aspettando un riconoscimento.

Aspettano che il responsabile noti il lavoro svolto, che un collega valorizzi il loro contributo, che qualcuno si accorga dell’impegno, della dedizione o delle competenze messe in campo. È un’attesa comprensibile, ma rischiosa. Perché quando affidiamo agli altri il compito di dirci quanto valiamo, consegniamo loro anche una parte significativa del nostro benessere. Se il riconoscimento arriva, ci sentiamo bene. Se tarda o non arriva, iniziamo a dubitare di noi stessi. 

Ma l’autostima funziona diversamente. Non è un premio che riceviamo dall’esterno. È il modo in cui impariamo a riconoscere il nostro valore anche quando nessuno lo sta sottolineando. È la capacità di diventare alleati di noi stessi invece che giudici severi. Di sostenerci nei momenti difficili con la stessa generosità che riserveremmo a una persona a cui vogliamo bene.

 

La trappola del confronto

Ricordo Clara, una professionista brillante che viveva un costante senso di insoddisfazione. Ogni volta che parlava della propria carriera, il confronto con quella di altre persone emergeva immediatamente. Guardava il percorso di amici e conoscenti e vedeva solo opportunità colte, successi e libertà. Quando osservava il proprio, invece, riusciva a individuare soprattutto le occasioni mancate e le decisioni che avrebbe voluto prendere diversamente.

Era come se guardasse il passato attraverso una lente selettiva. Una lente capace di mettere a fuoco gli errori e sfumare tutto il resto. Eppure quelle stesse scelte, nel momento in cui erano state prese, rappresentavano il meglio che poteva fare con le informazioni e la consapevolezza che aveva allora.

Questo è uno dei passaggi più difficili nel lavoro sull’autostima: imparare a guardare la propria storia senza trasformarsi continuamente nel proprio giudice.

L’autostima ha bisogno di memoria. Ma non di una memoria che archivia soltanto ciò che non ha funzionato. Ha bisogno di una memoria capace di ricordare anche le prove superate, i risultati raggiunti, le difficoltà attraversate.

Spesso dedichiamo molto tempo a osservare le nostre crepe e pochissimo a riconoscere ciò che abbiamo costruito. Eppure, se ci fosse affidato un oggetto raro e prezioso, probabilmente cercheremmo il modo migliore per custodirlo e valorizzarlo. Con noi stesse facciamo spesso il contrario: evidenziamo i difetti, minimizziamo i successi e desideriamo assomigliare a qualcun altro.

Avere autostima non significa pensarsi perfetti. Significa sviluppare un buon livello di auto-apprezzamento e accettazione. Significa riconoscere che il valore di una persona non coincide con l’assenza di errori.

 

Lo zaino invisibile del capitale psicologico

Essere fan di se stessi significa iniziare a guardarsi con occhi diversi. Imparare a riempire il nostro metaforico zaino di tutte quelle parole e tutti quei riconoscimenti che magari scarseggiano all’esterno.

La psicologia positiva parla di capitale psicologico per descrivere quell’insieme di risorse interiori che crescono ogni volta che ci incoraggiamo.  Ne fanno parte:

  1. La speranza, cioè la capacità di immaginare possibilità future; 
  2. La fiducia nelle proprie competenze; 
  3. La resilienza che ci permette di rialzarci dopo le difficoltà;
  4. L’ottimismo, che ci aiuta a continuare a investire energie anche quando il percorso si fa complesso.

Queste risorse non compaiono all’improvviso, vanno costruite. E non va sottovalutato il grande aiuto che possono fornire per affrontare le sfide della vita professionale e personale.

Per questo può essere utile fermarsi periodicamente e chiedersi: quale risultato ho ottenuto che non ho ancora riconosciuto? Quale difficoltà ho superato senza concedermi il merito di averlo fatto? L’autostima cresce anche così: imparando a dare valore a ciò che spesso consideriamo normale soltanto perché ci appartiene.

Non aspettare di sentirti impeccabile per riconoscere il tuo valore. Molto spesso le prove della tua forza non si trovano nei grandi successi che stai ancora inseguendo, ma nelle sfide che hai già attraversato e superato lungo il cammino.