Per molti anni il multitasking è stato raccontato come una qualità. Un talento. Quasi un superpotere.
Molte donne sono cresciute sentendosi dire che erano particolarmente brave a gestire più cose contemporaneamente: il lavoro, la famiglia, la casa, le relazioni, gli imprevisti. E così, poco alla volta, hanno trasformato questa capacità in una misura del proprio valore.
Il problema è che il multitasking, per come comunemente lo intendiamo, non esiste.
Come spiegato dall’American Psychological Association, il cervello non svolge realmente più attività complesse nello stesso momento. Passa rapidamente da un compito all’altro, consumando energia, attenzione e risorse cognitive. Più aumenta il numero di passaggi, più cresce la fatica mentale. E con essa aumentano stress, senso di sovraccarico e difficoltà di concentrazione. Quello che spesso interpretiamo come efficienza è, in realtà, una continua frammentazione dell’attenzione.
La gabbia del complimento
Eppure continuiamo a considerarlo una virtù.
In parte perché il multitasking è diventato uno stereotipo culturale. Per molte donne rappresenta quasi un requisito implicito: essere presenti ovunque, ricordare tutto, anticipare i bisogni degli altri, risolvere problemi prima ancora che emergano.
Quando questo modello diventa la normalità, la stanchezza viene vissuta come un fallimento personale. Se faccio fatica, penso di non essere abbastanza organizzata. Se non riesco a tenere tutto insieme, mi convinco di non essere abbastanza capace. Ma il problema non è la capacità. Il problema è l’aspettativa.
Abbiamo trasformato il “faccio tutto io” in una forma di riconoscimento. Più siamo indispensabili, più ci sentiamo utili. Più controlliamo, più abbiamo la sensazione di avere potere. In realtà si tratta spesso di un falso potere.
Essere necessarie per ogni dettaglio non ci rende più forti. Ci rende più cariche. Più stanche. Più facilmente sostituibili nella nostra funzione operativa e meno disponibili a investire energie in ciò che può realmente farci crescere. Il termine multitasking, nato negli anni ’90 per i computer, è diventato ad oggi per le donne una gabbia.
Imparare l’ozio
A forza di occuparci di tutto, rischiamo di non avere più spazio per ciò che è importante. Per questo, una delle competenze più sottovalutate oggi non è fare di più; è scegliere. Scegliere dove mettere energia, dove investire attenzione, dove accettare che il risultato sia semplicemente adeguato e non perfetto.
Spesso, nei miei percorsi, invito le donne a riflettere su una capacità che molti uomini hanno sviluppato con maggiore naturalezza: concedersi pause senza vivere sensi di colpa.
Può sembrare un dettaglio. Non lo è.
La difficoltà a fermarsi nasce spesso dall’idea che il nostro valore dipenda dalla nostra produttività. Se non stiamo facendo qualcosa, abbiamo la sensazione di stare perdendo tempo. Ma una persona non coincide con la sua agenda. Il riposo non è una ricompensa. È una condizione necessaria per mantenere lucidità, creatività e benessere.
Liberare tempo non significa essere pigre, ma essere strategiche. Significa applicare la formula del QB (Quanto Basta): dare la giusta energia a ogni cosa, senza pretendere di eccellere in ogni micro-dettaglio della giornata.
Piste da esplorare
Per questo può essere utile introdurre piccoli cambiamenti.
- Il rito del distacco: Quando torni a casa, prima di entrare, chiediti: “Dove sono ora?”. Un buon metodo per staccare davvero dai pensieri del lavoro è lavarsi la faccia con acqua fredda: ti riporta immediatamente nel “qui e ora”.
- Allenati a non fare: Dedica 15 minuti al giorno a non produrre nulla. Niente telefono, niente programmi, niente liste della spesa. Osserva l’ansia che sale e lasciala passare, come una nuvola.
- Delega il “regno”: Smetti di pensare che gli altri non sappiano fare le cose bene come te. Magari le faranno a modo loro, ma le faranno. Questo è l’unico modo per uscire dalla complicità dello stereotipo che ci vuole “tuttofare”.
Ricorda: la tua pista cifrata ha bisogno di pause e respiri per rivelare il suo disegno. Non sei un computer che deve macinare dati, sei una persona che merita di abitare il proprio tempo con gioia e presenza.
American Psychological Association. “Multitasking: Switching costs.” https://www.apa.org/topics/research/multitasking
