Immaginate che la presentazione importantissima che il capo ci ha affidato è terminata. Le slide sono scorse senza intoppi, i colleghi hanno seguito con attenzione e qualcuno ha persino preso appunti. Quando concludiamo nella stanza cala per un attimo un breve silenzio. Poi arrivano le prime domande e i primi riscontri: “Hai toccato il cuore del problema,” “tutto molto chiaro,” “veramente ben strutturato.”
Eppure, una volta finita la riunione, mentre ci avviamo verso il nostro ufficio, la nostra mente comincia a parlare. Ripensiamo a ogni passaggio: alle slide in cui abbiamo esitato per un istante di troppo, alla frase finale d’effetto che ci siamo dimenticati di dire, a quel grafico che forse avremmo potuto spiegare con più chiarezza. Invece di congratularci con noi stesse per il lavoro svolto, nella nostra testa si accende un riflettore selettivo che illumina soltanto le piccole imperfezioni.
Per noi donne si tratta di un meccanismo mentale sorprendentemente comune. Sentiamo costantemente la pressione di essere perfette e di conseguenza sviluppiamo un controllo esagerato per i dettagli. La perfezione diventa una macchia d’olio. Non devo solo essere perfetta sul lavoro, devo essere anche una madre, una figlia, un’amica perfetta. L’asticella delle nostre aspettative continua ad alzarsi sempre di più e non ci sentiamo mai abbastanza.
Questa mancanza di consapevolezza nelle proprie capacità, in un mondo che già ci ignora, non fa altro che renderci ancora più invisibili. Tuttavia, non si tratta semplicemente di scarsa autostima e bassa percezione delle proprie capacità, ma di un’inabilità nel riuscire a raccontare e mettere in risalto le nostre abilità. Ciò che manca e su cui bisogna lavorare è proprio l’empowerment: azione, comunicazione, valorizzazione del sé.
La ricerca riporta che il 75% delle donne in posizioni dirigenziali dichiara di aver sperimentato almeno una volta la sindrome dell’impostore nel corso della loro carriera. Ancora, una ricerca EDN sul contesto lavorativo del Regno Unito, segnala che su 54% di donne che soffre di sindrome dell’impostore solo il 38% degli uomini affronta lo stesso problema.
Non si tratta solo di statistiche, ma di realtà che hanno concrete conseguenze all’interno della società e dell’ambiente lavorativo. Il perfezionismo, il non sentirsi abbastanza, il costante giudizio interno, a lungo andare impattano le prestazioni, le opportunità che crediamo di poter raggiungere e i compensi che decidiamo di accettare.
Per aiutare le donne a riportare alla memoria le loro competenze e abilità, e accompagnarle lungo la strada dell’empowerment, è nato il mio libro La pista cifrata delle donne: un racconto degli ostacoli invisibili che molte donne incontrano sia nel corso della loro vita, che nel campo lavorativo.
Una lettura improntata a fornire gli strumenti per allenare il pensiero. Perché il nostro pensiero è azione; ci può aiutare a trovare motivazione, ad aprire nuove strade, nuove maniere di essere. È uno strumento fondamentale per abbandonare l’autocritica che ci tiene schiavi e rende miopi rispetto alle nostre qualità.
Le donne sono molto di più di quello che credono o pensano di essere. Nel mondo del lavoro conta chi sa valorizzarsi: se non crediamo noi prima di tutti in noi stesse, perché gli altri dovrebbero farlo?
Riferimenti
Luciana Paulise. “75% of women executives experience impostor syndrome in the workplace.” Forbes. 08 Marzo 2023. https://www.forbes.com/sites/lucianapaulise/2023/03/08/75-of-women-executives-experience-imposter-syndrome-in-the-workplace/
EDN. “Half of all UK adults have experienced imposter syndrome.” EDN. https://edn.training/new-research-shows-half-of-all-uk-adults-have-experienced-imposter-syndrome/?
